L’agrivoltaico porta benefici anche all’agricoltura, e viceversa

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Foto di Glen Kelp da Pixabay

L’agrivoltaico apporta benefici sia all’agricoltura che alla produzione energetica: gli esiti dello studio della Cornell University

Un gruppo di scienziati della Cornell University ha realizzato una ricerca per individuare un metodo di calcolo di costi e benefici dell’agrivoltaico per l’agricoltura e la transizione energetica. Lo strumento sviluppato si basa sulle caratteristiche e le reazioni fisiche di pannelli e vegetazione, e ha concluso che l’utilizzo di pannelli solari sui suoli coltivati ha effetti positivi perché aumenta l’efficienza di conversione della luce in energia e la tenuta degli impianti, che durano di più, grazie all’influenza della vegetazione che abbassa le temperature superficiali raggiunte dai pannelli rispetto a quelle registrate in moduli installati su suoli vuoti.

L’agrivoltaico fa bene all’agricoltura e alla produzione energetica

L’agrivoltaico come soluzione alla crisi energetica e quella alimentare: secondo gli esiti dello studio dei ricercatori della Cornell University, infatti, è possibile registrare miglioramenti sia nelle coltivazioni sia nelle performance dei pannelli.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica USA Applied Energy e si basa sull’utilizzo di un modello di calcolo che usa i principi della fluidodinamica applicati ai dati registrati sulla temperatura raggiunta dai pannelli solari degli impianti agrivoltaici.

Le informazioni a disposizione degli scienziati erano: altezza dei moduli, riflettanza dei suoli e tassi di evapotraspirazione e, secondo il ricercatore di ingegneria Henry Williams, principale autore dello studio, grazie alla loro combinazione, “Ora disponiamo, per la prima volta, di uno strumento basato sulla fisica per stimare i costi e i benefici della co-localizzazione dei moduli solari e dell’agricoltura commerciale dal punto di vista dell’aumento dell’efficienza di conversione dell’energia e della longevità delle celle”.

Gli esiti dello studio mostrano che installare pannelli solari agrivoltaici sulla vegetazione comporta un abbassamento della temperatura superficiale superiore rispetto a quello che si verifica quando gli impianti sono montati su terreni spogli: nel caso di pannelli installati a 4 metri da suolo dove c’era una coltivazione di soia, la temperatura è diminuita fino a 10 gradi grazie all’aumento dell’evapotraspirazione e alla capacità di riflettere di terreno e vegetazione.

L’effetto, dicono gli scienziati, è maggiore di quello che si può registrare con moduli montati ad altezza maggiore.

I benefici dell’agrivoltaico alla produzione energetica e all’agricoltura risultano quindi evidenti: “Diminuendo la temperatura operativa del pannello solare, è possibile aumentare l’efficienza e migliorare la longevità dei moduli solari”, ha affermato Williams. “Stiamo mostrando doppi vantaggi. Da un lato, abbiamo la produzione alimentare per gli agricoltori e, dall’altro, […] una migliore efficienza di conversione per gli sviluppatori solari”.