Pitea (ACEPER): il Sud può crescere con fotovoltaico, nonostante mafia e burocrazia

352
ACEPER Veronica Pitea
la Presidente di ACEPER Veronica Pitea (Associazione dei Consumatori e Produttori di Energie Rinnovabili)

Secondo la Presidente di ACEPER Veronica Pitea, il Sud Italia ha buone prospettive di crescita con le rinnovabili e il fotovoltaico, ma permangono i limiti imposti dalle organizzazioni mafiose e dalla burocrazia limitate

Il Sud potrebbe crescere maggiormente grazie alle rinnovabili: fotovoltaico, eolico e le altre energie pulite potrebbero essere il volano di sviluppo del Meridione, se si riusciranno a superare gli scogli delle organizzazioni criminali e della burocrazia. Così Veronica Pitea, la presidente di ACEPER,  Associazione dei Consumatori e Produttori di Energie Rinnovabili. Il gruppo conta più di 10.000 impianti di energie rinnovabili, oltre 7.000 associati e una potenza installata complessiva di 2GWp.

Il sud potrebbe crescere con fotovoltaico e altre rinnovabili

Bonus Sud, Industria 4.0, Credito d’Imposta Ricerca & Sviluppo e un’ampia galassia di bandi a sostegno dell’installazione non solo del fotovoltaico ma di diversi impianti di produzione di energie rinnovabili: il Sud ha un ventaglio di possibilità molto vasto ed è cruciale non sprecare un’ennesima occasione di crescita. Come farlo? Superando i limiti strutturali dettati dalla presenza delle organizzazioni criminali e da una burocrazia asfittica: “Il problema è che troppe volte i nostri imprenditori si vedono costretti a litigare con i funzionari dello Stato che contestano i vari bonus fiscali per poca conoscenza della norma. Sulla Ricerca & Sviluppo ci siamo trovati parecchie volte a vedere i crediti contestati con prepotenza dall’Agenzia delle Entrare così come si legge in una delle tante sentenze (C.T.P. VICENZA, SENTENZA N. 365/3/2021): “Sussiste l’eccesso di potere da parte dell’Ufficio, stante che lo stesso non è competente, sotto l’aspetto tecnico, a valutare la valenza dell’attività svolta per migliorare i cicli produttivi dell’Azienda”. Motivo per cui, ovviamente, nonostante ci siano le misure necessarie per lo sviluppo, purtroppo l’imprenditore decide di non farlo per poca fiducia nell’efficacia del nostro sistema».

Anche la mafia e le organizzazioni criminali hanno il loro ruolo: da qualche anno hanno iniziato a intuire che anche con le energie pulite ci sono ottime possibilità di arricchirsi, e si stanno interessando al comparto. Questo non può scoraggiare chi però sceglie di investire: «Abbiamo già avuto storie in passato come quella del “re dell’eolico” Vito Nicastri… Non vorrei ci nascondessimo dietro un dito, sappiamo bene che in vari comparti ci sono situazioni simili, per questo le Forze dell’Ordine lavorano per garantirci, come nel caso di Messina Denaro, che “imprenditori’ del genere vengano individuati e puniti dalla legge».

Le rinnovabili unica via per uscire dalla crisi energetica

Non ci sono strade alternative allo sviluppo delle rinnovabili: la crescita della potenza installata per eolico, fotovoltaico ecc può essere la chiave per uscire dalla crisi energetica, al Nord come al Sud, ma bisogna intervenire sulla burocrazia: «Per curare la crisi non vediamo altre possibilità – ha detto Pitea – A questo proposito, il Governo deve assolutamente prevedere meno burocrazia, più tavoli tecnici con i player del mercato, meno instabilità a livello normativo. Nell’arco degli anni una cosa che ha spaventato sia gli imprenditori stranieri che italiani banalmente è stata una cosa che abbiamo solo in Italia e che si chiama “retroattività”, ovvero il super potere delle nostre norme / decreti legge di essere modificati dopo anni con effetti retroattivi e sulle rinnovabili abbiamo avuto parecchie situazioni di questo genere”. Lo spalma incentivi, il decreto salva Italia, la Tremonti ambiente sono solo alcuni dei casi citati dall’imprenditrice, che invoca un cambio di passo da parte del governo: “Per ora dal governo Meloni – continua Veronica Pitea – sono arrivate norme che sembrato interessanti ma senza i decreti attuativi non sappiamo bene se poi effettivamente si trasformeranno in opportunità. Siamo ancora molto macchinosi e purtroppo, per esempio sulla parte bandi che potrebbero agevolare il settore, la burocrazia vince sul Green».