Il Parlamento UE chiede di accelerare su rinnovabili e impianti di fotovoltaico in Europa

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S-kei, CC0, via Wikimedia Commons

Da Strasburgo richiesta un’ulteriore accelerazione sulle procedure per installare impianti di fotovoltaico in Europa

La settimana scorsa la Commissione Europea aveva approvato il Regolamento d’urgenza per incentivare la diffusione di fotovoltaico e altre energie rinnovabili in Europa, alleggerendo e semplificando le procedure di autorizzazione. Da Strasburgo arriva però un’ulteriore spinta, con la richiesta da parte della Commissione Industria, Energia e Ricerca di continuare nella direzione intrapresa ma modificare le disposizioni nell’ottica di un’ulteriore accelerazione del conferimento delle autorizzazioni, chiedendo che l’iter duri al massimo 9 mesi.

Serve accelerare sulle rinnovabili in Europa

A maggio 2022 la Commissione era intervenuta sulla Direttiva Energia Rinnovabile 2018/2021 introducendo nel pacchetto Repower UE una proposta di norme che semplificassero il processo di permitting. Proprio sul testo approvato dalla Commissione Europea a maggio è intervenuta la Commissione Industria. Lo scopo è incentivare la diffusione delle energie provenienti da fonti rinnovabili in tutta l’Unione e fare in modo che il contributo proveniente dall’energia pulita diventi sempre più strutturale al sistema energetico Europa. In gioco non c’è solo la sicurezza energetica, che è divenuta tema centrale visto l’evolversi degli scenari internazionali, ma le prospettive di decarbonizzazione del Vecchio Continente: bisogna fare di più, più velocemente.

Cosa dicono le disposizioni approvate dalla Commissione Europea?

Nel documento di maggio la Commissione è intervenuta a modificare il contenuto delle direttive su rinnovabili, efficienza energetica e prestazioni energetiche degli edifici. In particolare per quanto riguarda il fotovoltaico, la richiesta è che entro il 2030 avvenga la solarizzazione dei nuovi edifici in tutta Europa.

Secondo la proposta della Commissione gli Stati devono individuare in terra e in mare aree idonee all’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile per arrivare a raggiungere i target specifici nazionali entro il 2030, adottando piani che selezionino le aree utili (‘renewables go-to areas‘). Bruxelles interviene inoltre chiedendo di accorciare e velocizzare gli iter amministrativi e le procedure giudiziarie relative ai ricorsi per le domande di nuovi progetti in tutta Europa e disciplina il percorso di autorizzazione per le aree di accelerazione (aree go-to) e per l’installazione del fotovoltaico sugli edifici, che dovrebbe richiedere al massimo tre mesi.

Il presupposto delle insistenze della Commissione è la base dell’intervento normativo: le energie rinnovabili, e con esse gli impianti, la rete e gli impianti di accumulo, sono una priorità di pubblico interesse. In quest’ottica, la proposta di direttiva è corredata da un regolamento che definisce questa accelerazione e la mette in campo da questo momento per almeno un anno e mezzo. 

Su cosa è intervenuta la Commissione Industria del Parlamento UE?

Le modifiche proposte dalla Commissione in seno all’Europarlamento sono innanzitutto relative ai tempi di autorizzazione:

– passare da un anno a 9 mesi per quanto riguarda le tempistiche massime di approvazione di un impianto se interessa un’area go-to. Scaduto questo termine, le richieste potranno ritenersi approvate per silenzio assenso;

– passare da due anni a 18 mesi per quanto riguarda l’installazione di impianti al di fuori delle aree individuate come prioritarie e strategiche;

– stabilire un termine di massimo sei mesi per le autorizzazioni al repowering degli impianti già esistenti se in aree prioritarie, 12 mesi per le altre aree

Gli eurodeputati chiedono inoltre che il permitting così modificato sia applicabile a tutte le fasi di vita degli impianti e riguardi anche le centrali ibride e i processi di introduzione delle energie rinnovabili nelle reti già esistenti, ma si spingono anche oltre, chiedendo agli Stati membri di sperimentare strumenti tecnologici innovativi in grado di rendere gli iter autorizzativi egualmente rapidi per le aree strategiche e per quelle che non lo sono.

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